Risonanza Magnetica cosa Mostra e cos’è

La risonanza magnetica (RM) è un metodo di analisi diagnostica che utilizza l’elettromagnetismo per creare immagini molto accurate di diverse parti del corpo. Molti hanno presente il macchinario di RM ovvero un lettino che si muove all’ interno di un “tubo”, generalmente però non si ha idea di come funzioni e cosa serva. Vediamo di carpirne di piú:

Risonanza Magnetica che cos’è

È un esame che può essere utile per esaminare diverse strutture del corpo umano. Possiamo fare una risonanza magnetica alla zona lombo sacrale, al ginocchio, al cranio, al torace, all’addome, al bacino, alla regione cervicale, alla spalla, braccio, gomito, polso, ecc. In breve, serve tutte le aree del corpo.

La gamma di possibilità rende la risonanza magnetica da utilizzare per diagnosticare una serie di problemi, dalle malattie neurologiche a quelle ortopediche. Uno dei grandi vantaggi di questo esame è che non utilizza radiazioni ionizzanti, a differenza della tomografia, dell’angiografia e della radiografia. Questo garantisce più sicurezza per la tua salute, con meno rischi.

Coloro che cercano precisione e diagnosi con l’alta definizione, la risonanza magnetica è una delle migliori opzioni. Le immagini offrono ricchi dettagli, cattura su tre piani diversi e la possibilità di identificare anche piccoli cambiamenti.

Che cosa mostra la Risonanza magnetica

La risonanza magnetica permette di visualizzare le numerose strutture del corpo su piani diversi, fornendo una visione panoramica e dettagliata delle aree di interesse, a volte in tre dimensioni.

risonanza-magnetica

Utilizza le proprietà magnetiche di certi atomi esistenti nel nostro corpo e, attraverso un campo magnetico molto potente, fa sì che questi atomi si comportino in modo tale da produrre immagini. La risonanza magnetica può portare immagini nitide delle parti molli e anche in parti del corpo formate da strutture con densità simili. Quindi è utile, ad esempio, vedere il cervello, il midollo spinale e le lesioni ai legamenti e ai tendini. È anche ampiamente usata per esaminare il fegato, i reni e gli organi pelvici, tra gli altri.

Risonanza Magnetica della colonna vertebrale

La risonanza magnetica per immagini della colonna vertebrale è un esame che serve ad assistere il medico nella diagnosi e nella valutazione della risposta ai trattamenti stabiliti in diverse patologie (o malattie). L’esame è consigliato, tra l’altro, nello studio delle seguenti patologie:

  • Dischi erniati (disco);

  • Spondilosi (artrosi della colonna vertebrale);

  • Spondilolistesi (scivolamenti vertebrali);

  • Stenosi vertebrale (tensione nella colonna vertebrale);

  • fratture della colonna vertebrale;

  • Deviazioni spinali (cifosi, lordosi e scoliosi);

  • Malattie infiammatorie o demielinizzanti;

  • Tumori benigni o maligni (cancro);

RISONANZA Magnetica DELLA TESTA

La risonanza magnetica cranica è indicata, tra l’altro, nella diagnosi delle seguenti patologie:

  • Tumori benigni e maligni (cancro);

  • Incidente Vascolare Cerebrale (CVA);

  •  Aneurisma;

  • malformazioni cerebrali;

  • Epilessia;

  • neurofibromatosi;

  • Sclerosi multipla;

  • Il morbo di Alzheimer;

  • Morbo di Parkinson;

  • Meningite (infiammazione delle meningi);

  • Otite (infiammazioni dell’orecchio);

  • Lesioni, lividi;

 

RISONANZA LOMBARE

La risonanza magnetica per immagini della colonna lombare viene utilizzata per rilevare i seguenti cambiamenti:

  • ernia del disco lombare;

  • Stenosi lombare (restringimento del canale spinale, che contiene il midollo spinale e i nervi);

  • Infiammazione o irritazione del nervo sciatico;

  • Artrosi lombare (provoca formicolio o intorpidimento alle gambe);

  • Compressione;

  • Protrusione del disco lombare;

  • Spondilolistesi (frattura da stress di una vertebra);

  • Sindrome della coda equina.

In questi casi, la risonanza magnetica è più efficiente nell’analisi rispetto alla radiografia o alla tomografia, che sono più utilizzate nell’analisi delle strutture ossee.

Risonanza magnetica per la valutazione dell’endometriosi ovarica

La risonanza magnetica è il miglior metodo di imaging per valutare le lesioni ovariche (indipendentemente dalla loro eziologia), consentendo di differenziare i vari tipi di cisti a contenuto denso. È considerato il gold standard per la caratterizzazione degli endometriomi ovarici con tassi di sensibilità e specificità superiori al 95%, anche se piccoli. Nella maggior parte dei casi, gli endometriomi più grandi di 1 cm vengono diagnosticati correttamente mediante risonanza magnetica.

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Questo metodo è ancora più importante nelle cisti complesse, essendo in grado di distinguere con elevata accuratezza le diverse diagnosi differenziali (neoplasie e ascessi). Le informazioni sul numero e sulle dimensioni degli endometriomi sono essenziali, soprattutto per le pazienti con indicazione chirurgica e che desiderano una gravidanza, considerando il rischio di una ridotta riserva ovarica in un’eventuale manipolazione di queste cisti.

Come funziona la risonanza magnetica?

Nelle scansioni MRI, il paziente entra in un tubo che lo circonda. Non è altro che una macchina con un campo magnetico che scansiona il corpo allineando e mappando gli atomi di idrogeno presenti in tutti i tessuti.

Quindi, l’apparecchiatura invia onde radio che producono vibrazioni nel corpo e vengono inviate e digitalizzate in un computer, che le trasforma in immagini. La macchina emette suoni forti che possono spaventare, ma vengono soffocati dal silenziatore, per questo motivo il paziente viene fornito di tappi.

Risonanza magnetica aperta

I pazienti che soffrono di claustrofobia possono avere difficoltà a sottoporsi al test per via di un “senso di chiuso” che si può avere quando il lettino scivola con il paziente all’ interno del tubo della macchina. In questi casi è necessario utilizzare apparecchiature con il tubo più largo – il più grande è attualmente di 70 centimetri di diametro – oppure optare per la risonanza magnetica aperta sui lati, che ha un basso campo magnetico ed è in grado di eseguire le analisi più comuni.

In quest’ultimo caso esiste la possibilità di eseguire la risonanza magnetica in sedazione con monitoraggio anestesista.

Come ci si prepara per la risonanza magnetica

Innanzitutto è necessario digiunare per almeno tre ore prima del test. È anche importante eseguire precedenti esami di imaging, in quanto possono aiutare a chiarire o integrare la diagnosi finale insieme alla risonanza magnetica.

In clinica viene compilato un questionario con varie informazioni per garantire la sicurezza e la migliore qualità possibile delle immagini. È in questo documento che deve essere segnalata la presenza di oggetti metallici.

Prima di entrare nella macchina, il paziente deve indossare un camice ospedaliero monouso e protezioni per le orecchie. Poiché la stanza è fredda, è possibile utilizzare una coperta durante l’esame.

La persona che si sottopone all’esame MRI viene istruita a sdraiarsi e immobile. I movimenti del paziente rendono impossibile acquisire immagini accurate e generalmente un movimento superiore a tre millimetri rende inutili i dati.

In genere, l’esame dura dai 15 minuti alle due ore. Il dispositivo di risonanza non utilizza radiazioni, tuttavia, poiché dispone di un potente campo magnetico, è necessario prestare attenzione a non utilizzare, durante l’esame, accessori come gioielli, oggetti metallici, trucco e altro.

Istruzioni dettagliate per l’esame sono fornite dai professionisti incaricati dello svolgimento dell’esame. Ricorda: la sicurezza è una questione molto importante quando si esegue una risonanza magnetica. Alcune persone, come quelle che usano pacemaker o perni ossei, ad esempio, non possono eseguire l’esame.

Risonanza magnetica con contrasto

Per eseguire la risonanza magnetica, in alcuni casi, è necessario utilizzare un mezzo di contrasto iniettato per via endovenosa. Nonostante ciò, la sostanza è a base di gadolinio, con bassissime possibilità di allergie o effetti collaterali.

Per eseguire l’esame, potrebbe essere necessario somministrare mezzi di contrasto per via endovenosa per definire meglio la struttura. L’uso di mezzi di contrasto endovenosi è una fase importante nella maggior parte dei casi. Evidenzia le strutture vascolari (arteria e vene) e i tessuti da essa irrigati, aumentando la sensibilità dell’esame nell’individuare malattie che possono non essere evidenti nella prima fase senza contrasto. Il mezzo di contrasto endovenoso utilizzato in questo esame è un mezzo di contrasto a base di gadolinio, un mezzo di contrasto sicuro, la cui composizione differisce dai mezzi di contrasto iodati utilizzati nella tomografia computerizzata e le reazioni avverse sono molto rare.

 

 

 

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